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Nasreen

FRAILTY, Thy Name is Woman!

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Cinquanta sfumature di rosso - E.L. James, Eloisa Banfi Il migliore della trilogia. Non esistono mezzi voti e per questo a preso due stelline, ma sarebbero state due e mezzo.
Abbiamo una migliore - non perfetta e neanche buona - gestione dei dialoghi, miglior approfondimento psicologico e miglior trama.

Ana, chissà come e chissà perché, sembra diventata la vera Dominatrice della coppia, ma i risvolti psicologici che si lasciano intravedere fra una azione sconsiderata e un'inutile crisi di pianto, lasciano ben sperare il lettore anche se sono ancora troppo acerbi e poco accentuati.

Christian è invece diventato completamente dipendente dalla moglie, cosa ovvia se si considera che utilizza il tuo "bisogno del controllo" solo per coprire l'assoluto caos che ha in sé, lascito di un'infanzia terribilmente traumatizzante. Il problema è che questa inversione dei ruoli ha di fatto snaturato entrambi i personaggi e il loro rapporto rendendo tutto troppo scontato e facile.

Entrambi sembrano smuoversi, in questo matrimonio affrettato, come un piede in una scarpa nuova. Si aggiustano, si urtano, si feriscono, si insultano, si riappacificano e lottano per trovare il loro spazio e il loro equilibrio. E il tutto avviene, ovviamente, fin troppo facilmente e fra una sessione di sesso e l'altra. Sessioni di sesso che, precisiamo, si mostrano, finalmente, un po' più disinibite rispetto a quelle del primo libro che tanto ci avevano sconvolto dopo aver sentito parlare per mesi di "scene forti e bondage".

Non che in questo terzo romanzo ci siano "vere" scene Bondage, ma almeno li vediamo entrambi alle prese con qualcosa di "diverso" e meno scontato del solito Missionario. Non che non abbia il suo fascino, ammettiamolo.

I personaggi di contorno hanno, anche in questo caso, lo spessore di un foglio di carta e l'intero romanzo è unicamente accentrato su Ana e Christian, fra una litigata e l'altra al punto da diventare quasi snervante in alcuni tratti. Gli altri personaggi, benché numerosissimi, non fanno realmente parte della trama, a parte forse Taylor (una delle guardie di sicurezza della famiglia Gray) e la governante che sembra trattare Ana come una madre discreta e silenziosa.

In definitiva non credo che questa trilogia sia da buttare (se non consideriamo il primo romanzo come volume a sé stante, in quel caso: bruciatelo!) ma nel complesso ha troppe, troppe pecche per poter motivare e giustificare il "casino" mediatico che gli hanno attribuito.

Grammatica e lessico basilare o errata, disinformazione dell'autrice sui temi trattati, dialoghi spesso imbarazzanti, scene scontate, personaggi stereotipati (se non proprio ripresi dalla saga di Twilight), trama banale e troppe - inutili - scene di sesso al punto che il lettore si annoia.
Per non parlare di alcune frasi e/o pensieri di Ana che vengono ripetute al lettore fino alla nausea. Del lettore.

Le cose da sistemare ci ne sarebbero un'infinità (come ad esempio l'uso del congiuntivo-condizionale..., che per inciso, informo l'autrice, non sono cose che si mangiano!) e nel complesso si trova un certo miglioramento dal primo - orrendo! - romanzo della trilogia, ma avrebbero potuto fare di più, curarlo di più e spronare l'autrice a rivederlo e staccarsi dalla Fan's Fiction quale era.

Peccato, ma sicuramente non è un romanzo per il quale vale la pena spendere 42€ (con una media di 14€ a romanzo). Senza contare che, a mio avviso, la Meyer avrebbe tutto il diritto di alzare un bel casino si questa "spesa" fatta ai danni della sua opera... ehm... No, è vero, visto che ha sua volta ha plagiato una dozzina di autori (fra cui Lisa Jane Smith), le sta proprio bene!