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Nasreen

FRAILTY, Thy Name is Woman!

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Il segno del destino  - Robin LaFevers Succede spesso che ad arrivare nelle nostre librerie siano dei capolavori annunciati che, una volta letti, di capolavoro abbiano ben poco. Capita altrettanto spesso di lasciarsi conquistare da una copertina, bella e affascinante, che ti spinge a stringere al petto quel romanzo, fra tanti, di cui non hai neppure letto la trama. Altre volte, invece, sono i piccoli capolavori ad arrivare, nelle librerie, e lo fanno in sordina, quasi ignorati dagli editori che li pubblicano e dai “cacciatori di novità” che in genere li pubblicizzano.

Questo è stato il caso de Il Segno del Destino, romanzo fantastico storico-sentimentale, appartenente alla His Fair Assasin Trilogy, frutto della magistrale penna di Robin LaFevers.

Il libro è classificato come “young adult”, e lo è, ma è anche un bell’esempio di come dovrebbe e potrebbe essere realmente un romanzo per ragazzi. Un libro magnificamente tratteggiato, storicamente accurato, ricco di particolari e di mistero, nonché di elementi fantastici e romantici. Un chiaro messaggio dell’autrice ai suoi colleghi in cui sembra dire, sorridente e accomodante: Vedete? Un romanzo per ragazzi non deve necessariamente essere un libro da poco e banale.

Il Segno del Destino ha il suo inizio in Bretagna, 1485, e vede nella piccola Ismae una delle protagoniste più interessanti e pericolosamente affascinanti degli ultimi tempi. Nulla a che vedere con teenager che finiscono per innamorarsi con il primo ragazzo – quasi mai umano – che hanno la sfortuna di incontrare fra i banchi di scuola, e che fanno di questo controverso amore la loro unica croce e delizia.

Ismae ha quattordici anni ed è figlia di Saint Mortain, patrono della Morte. Porta sul corpo i segni del tentato aborto della madre, quando in preda alla disperazione ha desiderato porre fine alla gravidanza tramite un potentissimo veleno, al quale, però, Ismae sopravvive mentre la madre no. Derelitta fra gli abitanti del suo villaggio, temuta e odiata dal padre, viene letteralmente venduta a un vecchio violento alcolizzato, che accortosi del segno inequivocabile, la percuote a sangue.

Sarà solamente grazie alla misericordia del prete itinerante che ha celebrato la funzione, che la giovane Ismae si ritroverà contrabbandata come un carico proibito (cit.), malmessa e incosciente, fino al Monastero di Saint Mortain.

Al Monastero apparirà chiaro fin da subito che essere una vittima non è affatto il destino di Ismae. Lei, da sempre malmenata, non è altro che una delle figlie di Saint Mortain, un’ancella della morte, un’assassina. Il suo passato non è altro che una prova, il segno sulla sua pelle niente più che il segnale della sua predestinazione e del suo futuro di dispensatrice di giustizia, guidata dal Patrono della Morte.

Il suo viaggio verso la formazione definitiva di ancella della morte inizia così, con una scelta e il desiderio di essere qualcosa di più di una semplice perseguitata. Vivrà anni di addestramento, in cui apprenderà ogni sorta di arte per soggiogare e circuire le sue vittime. Crescerà come donna e verrà addestrata nell’arte dell’omicidio in ogni sua più piccola eccezione e sfumatura, perfino la seduzione diverrà soggetto di studio per fare della sua potenziale debolezza di donna, la sua forza. Le verranno in aiuto i doni di suo padre, doni fatti per comprendere ed eseguire il suo volere, che si mostreranno ben presto molto più complessi del previsto.

Il suo primo e vero incarico arriverà tre anni dopo, con il solo avvertimento di una consorella cieca che possiede la Vista, e la compagnia di un uomo, Gaviel Duval, confidente e acerrimo sostenitore della Duchessa Anne di Bretagna, giovanissima erede di un regno minacciato su ogni fronte e alla disperata ricerca del “giusto” marito, in grado sostenerla e non usurparla del suo trono.

Sarà compito di Ismae di aiutare la duchessina, proteggerla e sbrigliare gli intrighi di corte che sembrano stringersi sempre più attorno alla giovane, al fine di legarla a un anziano malfidato Conte, pronto a tutto pur di avere lei e il suo trono.

Accanto a lei, Gavriel Duval, oscillerà continuamente fra il ruolo di nemico, amico e perfino innamorato, costituendo un pericolo, o forse l’unica ancora di salvezza, per la sorellastra Anne di Bretagna e la stessa Ismae.

Il Segno del Destino, come già detto, si presenta come un romanzo storicamente attento, frutto di numerose ricerche, narrate dalla stessa scrittrice nel suo sito web (http://www.robinlafevers.com), che evidenzia quali siano state le poche, ma mai forzate, licenze presosi. Dall’origine stessa del romanzo, alla storia dei Nove antichi Dei, tutto viene documentato e spiegato nel romanzo e nelle note dell’autrice. Perfino i nomi della maggior parte dei personaggi, i loro gradi di parentela, sono realtà storica comprovata e conosciuta, così come i luoghi, roccaforti e monasteri citati.

Nulla è stato lasciato al caso, ma nonostante la connotazione fortemente storica, il romanzo non acquista mai pesantezza, lentezza e rigidità, spesso tipica degli autori che temono di osare troppo o di distaccarsi dalla realtà, complice anche lo stile fluente dell’autrice. Fantasia, mistero e magia sono magistralmente amalgamati in uno scenario medievale affascinante ma spietato.

I personaggi sono tutti magistralmente delineati e tratteggiati. Perfettamente in linea con il tempo descritto, appaiono al lettore come voci d’altri tempi ricche di caratteristiche che li rende subito riconoscibili e identificabili.

Affascinante, umana e vera la protagonista, Ismae. Con i suoi dubbi, i ragionamenti, la sofferenza e la tenacia, entra immediatamente nel cuore del lettore. Azzeccata anche la scelta dell’autrice di regalarci un co-protagonista maschile assolutamente “normale”. Niente di “bellissimo, intelligentissimo, fortissimo e sensualissimo”, ma bensì un uomo, neanche troppo bello – come la stessa Ismae ci narra – ma in grado di combattere, soffrire e quasi morire per un ideale, un affetto e un obiettivo. Un uomo tenace, incredibilmente abile negli intrighi di corte, dall’intelligenza fine e il sense of humor particolarmente accattivante, ma che, soprattutto, non sfila mai lo Scettro di Protagonista a Ismae.

Molti affascinanti anche le figure della giovanissima Anne di Bretagna, con la sua innaturale giovanile compostezza, e l’enigmatica di Sybilla, protagonista del prossimo romanzo, Dark Triumph, che ci viene mostrata in molte occasioni cruciali, stimolando la curiosità del lettore.

In definitiva un romanzo assolutamente squisito in ogni sua sfaccettatura, che cattura immediatamente il lettore indipendentemente dal sesso e dall’età. Uno splendido esempio di ciò che le case editrici dovrebbero portare in Italia.