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Nasreen

FRAILTY, Thy Name is Woman!

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Le affinità alchemiche (Scrittori italiani e stranieri)

Le affinità alchemiche (Scrittori italiani e stranieri) - Gaia Coltorti

Nella vita di ogni lettore capita il momento in cui, leggendo la trama di una romanzo, si rende conto che – diavolo! – è proprio quello che stava cercando. Ritrovare, dopo anni, un autore in grado di gettarsi tra le fila di un argomento così controverso, oscuro e delicato come quello dell’incesto gemellare ti sorprende e ti affascina; come ad affascinarti è il tema trattato, fin dai tempi di Il Giardino di Cemento di Ian McEwan.
Potrebbero accusarti di leggere di argomenti scabrosi, ma quando si tratta di lettura non ti sei mai imposto censure e, quindi, apprendere che solo per quel giorno IBS.it rilascerà l’ebook del romanzo gratuitamente potrebbe sembrare un ulteriore segno del destino. Devi leggere quell’ebook, ne sei certo, quindi cliccare su download è praticamente automatico.
Ebbene, forse a volte il lettore dovrebbe riflettere un po’ di più, dare un po’ meno peso ai segni del destino e valutare con maggior attenzione quelli della vita reale, altrimenti chiamati marketing.
Dopo l’uscita, nel gennaio 2013, il romanzo è stato ceduto gratuitamente, per un giorno, agli iscritti di IBS… il che significa che disgraziatamente non ha venduto quanto pronosticato. A ragion veduta, purtroppo!
Le Affinità Alchemiche di Gaia Coltorti, primo romanzo della ventenne marchigiana, si ripromette di affrontare argomenti di grande impatto emotivo come quelli dell’incesto e dell’amore adolescenziale tra fratello e sorella, con l’ulteriore aggravante che, questi, sono addirittura gemelli. È un libro ambizioso e intenzionato ad arruffare le penne dei benpensanti italiani; peccato, però, che non sia all’altezza delle premesse.
Conosciamo Giovanni, ragazzo veronese dalla vita tranquilla fatta di scuola, nuoto, amici e quell’apatia tipica di molti giovani adolescenti. Nella sua grande casa vive unicamente con suo padre, separato dalla moglie da quando Giovanni era ancora in fasce. La madre, donna d’armi frivola e leziosa, aveva lasciato il marito portandosi via Selvaggia, la sorella gemella di Giovanni. I due ragazzi erano cresciuti separatamente, senza mai vedersi se non in foto, con un disinteresse generale da parte dei genitori a dir poco sconvolgente.
Perché questo taglio netto fra i due rami della famiglia? Perché tenere separati due bambini, fratelli gemelli? Questo non c’è dato saperlo, il fatto viene incollato là, su quelle pagine, e sembra dire: accettatelo, così stanno le cose. Superficiale.
Fatto sta che, improvvisamente, a causa di un trasferimento della madre, questa famiglia viene a riunirsi dopo 18 anni, a Verona. Il padre trasecola per un secondo e, come niente fosse, informa il figlio del ritorno della madre e della sorella gemella, come anche della sua intenzione di riprovarci con la ex moglie. Così assolutamente privo di logica che lascia praticamente di sasso. Perché? Ecco la domanda dell’intero libro. Perché si sono separati? Perché si riconciliano solo dopo diciotto (18!) anni? Perché questa madre non ha mai visto se non per un paio di sporadiche visite suo figlio? Perché questo padre, a sua volta, non ha mai fatto visita alla figlia? Perché, entrambi figli, in diciotto anni, non hanno espresso il loro disappunto? Perché non farlo ora?
In poche parole, come sembra chiaro dalla trama, il nucleo familiare si riunisce e questi due ragazzi, fratelli sconosciuti, gemelli separati, finiscono per rendersi conto che, diavolo, sono due anime affini e che si amano.
Per quanto l’argomento possa ricevere critiche, se trattato con la dovuta attenzione avrebbe potuto portare a risvolti assolutamente deliziosi da leggere, nonché ad una profondità contenutistica non indifferente.
Invece ci troviamo di fronte a una ragazzina viziata, dalla dubbia moralità, che da subito inizia a tiranneggiare il fratello, facendogli fare tutto quello che le passa per la testa, fra uno sbalzo d’umore e l’altro. La diffidenza iniziale che potrebbe esistere tra due fratelli, tenuti lontani per tutta la vita, che si ritrovano attratti l’uno dall’altra, non viene neanche presa in considerazione dall’autrice. Prima si baciano, si coccolano come fidanzatini in erba (e nessuno sembra trovarlo strano, in casa, fino a quando sarà evidentemente troppo tardi) e solo dopo si pongono qualche domanda che, però, ammorba solamente il lettore fra una turba mentale e l’altra di Giovanni, ma di fatto non li spinge nemmeno per un secondo a rivedere il loro comportamento.
Superficiale e capricciosa lei. Possessivo, zerbino e sottomesso lui. Una coppia potenzialmente perfetta, ma sicuramente interessante quanto un set di centrini da tè.
I genitori non sembrano esistere in quella famiglia, se non per essere tirati fuori nei momenti più propizi per creare la suspense della scoperta. Questi ragazzi se ne vanno in giro, stanno fuori la notte, tornano dopo uno o due giorni, vanno a zonzo per la città a fare i piccioncini (e nessuno che conosca Giovanni li ha mai beccati… improbabile, visto che parliamo di Verona e non di New York), litigano (e nessuno, nuovamente, che senta niente in casa), dormono ognuno nel letto dell’altro e i genitori aleggiano sullo sfondo come personaggi fastidiosi che a nulla servono se non a far ammattire i lettori con la passività del padre e l’invadenza ingiustificata della madre. Non abbiamo visto un tentativo costruttivo da parte di nessuno dei due di ricomporre la famiglia, di legare ognuno con il figlio perduto… Nulla.
A conti fatti, l’intero romanzo appare come un insieme di elementi buttati là, che fanno da contorno alla coppia ma che finiscono, però, per svilire ancora di più la coppia stessa. La quale, ammettiamolo, di spessore ne ha poco di per sé.
Probabilmente complice la giovanissima età dell’autrice, il romanzo sembra più un’opera redatta per colpire il collettivo, per far parlar di sé, piuttosto che diretto alla sensibilizzazione, o al semplice voler “narrare”. In aggiunta, a supportare quest’idea, sovviene lo stile, così pomposo, anacronistico e inopportunamente frammentato da dialetto e frasi scurrili, da risultare praticamente fastidioso al lettore.
Un moderno “Romeo e Giulietta”? Chiaramente è stato questo l’iniziale intento dell’autrice, ma, se di modernità desiderava vestire la sua storia, perché imbellettarla e caricarla di uno stile stridente con tutto il resto? Forse era alla ricerca di una delicatezza e di una grazia stilistica che avrebbero potuto arricchire il testo, ma per inesperienza l’autrice è riuscita solamente a cadere nell’errore tristemente comune secondo cui “barocco è bello”.
Senza contare il finale, che sembra incollato là come uno stop improvviso alla narrazione, e che abbrutisce e ridicolizza tutto il sentimento e la maturità che avremmo potuto trovare nel romanzo. Una fine che non ha niente di originale, che stride con i tempi che stiamo vivendo e con i personaggi stessi, soprattutto con la forte ed egoista Selvaggia. Perché non spingere la coppia alla fuga? Dopotutto oggi è una scelta fattibile quando entrambi sono benestanti, maggiorenni e indipendenti.
Ancora una volta ci troviamo di fronte a un’opera che vorrebbe essere coraggiosa, ma che nasconde il possibile amore dei due fratelli dietro evidenti motivazioni quali “crescita difficile”, “famiglia trascurata” e “genitori deboli”, salvo poi non riuscire a portare avanti la sua stessa trama verso un possibile epilogo positivo. Dopotutto, la tragedia finale è sempre in grado di nascondere e ripulire le colpe di chiunque. Perché non approfittarne?