In realtà mi era capitato già di sfogliare questo libro anni fa, solo che fino a quando non l'ho iniziato non me ne ero resa conto. Complice la copertina, assolutamente d'effetto!, e la moltitudine di autori che mi vorticano in testa da qualche anno a questa parte, ho impiegato quasi 1/3 del libro ad accorgermi che questo non è altro che una ristampa - diretta a un pubblico più giovane - de "Il dilemma dell'onnivoro" pubblicato nel 2008 dall'Adelphi.
La Giunti Y nuovamente si ripropone con un nuovo titolo diretto a "solleticare" le giovani menti e lo fa con Machael Pollan che, grazie al suo libro a metà fra un saggio e un diario, ci propone di fermarsi a riflettere qualche istante su un argomento assolutamente "vitale": cosa ingeriamo ogni giorno?
Quanto sappiamo, realmente, del settore alimentare che ci da il sostentamento che necessita per sopravvivere? Quanto, di quello che mangiamo, è frutto dell'uomo e quanto, invece, è frutto della natura?
Ma soprattutto... C'è qualcuno che ricorda, oggi, che in realtà non c'è praticamente NULLA che noi possiamo "creare" e che tutto quello che mangiamo è frutto-dono della Natura?
Michael Pollan questi quesiti se li è posti e si è cimentato nella ricerca razionale e sperimentale nel settore alimentare americano.
Il libro è diviso in quattro parti e analizza, per ciascuna, il pasto industriale, biologico industriale, sostenibile locale e quello "fai-da-te".
Tutto sommato l'intero libro di Pollan, benché affronti problemi che riguardano principalmente l'America, riesce a coinvolgere molto bene anche un lettore italiano. Soprattutto per quanto riguarda l'aspetto industriale e biologico industriale i pro e i contro spiegati dall'autore sono comuni alla maggior parte dei paesi industrializzati e quindi anche all'Italia.
Qualche perplessità onestamente sovviene non appena Pollan tralascia gli aspetti sociali e tecnici per affrontarne di simil-etici.
Nella terza e quarta sezione, il settore locale e il fai da te, subentrano prepotentemente le differenze culturali. Alcuni elementi che vengono esaltati (?) e che risultano esaltanti da un americano per un americano - macellazione sotto tettoie in amianto! -, per noi sono tutto il contrario di "esaltanti".
Non si comprende appieno la sua opinione sul vegetarismo; prima sembra esaltarlo e poco dopo lo denigra sostenendo teorie assurde che, perfino per un onnivoro, non avrebbero senso.
Il fatto che molte scelgano di mangiare carne animale NON dipende dal fatto che reputano gli animali cose/oggetti talmente insulse e prive di sentimenti che, dato che non possono provare paura di fronte a mattatoio visto che non ne comprendono la finalità, sono tranquillamente sacrificabili per il nostro sostentamento.
Questo pensiero di Pollan è talmente assurdo perfino per un onnivoro che francamente non comprendo fino a che punto possa condividerlo un vegetariano che, eventualmente, vorrebbe convertire.
Mangiare carne è una scelta razionale fondata su secoli e secoli di istinto di sopravvivenza; semplicemente siamo "uomini" ma facciamo e abbiamo sempre fatto parte della catena alimentare. Come il leone, se potesse, ci sbranerebbe per mangiare, noi uccidiamo la mucca per mangiare. Una persona onnivora lo sa e lo accetta e dovrebbe, almeno ipoteticamente, esserne consapevole quando ingerisce qualcosa. Un essere vivente è morto per permetterci di sostenerci.
Non si parla di sentimenti, si parla di ciclo della vita. Il più forte mangia il più debole. Come il piccolo di cerbiatto che finisce fra le fauci del lupo, è ingiusto emotivamente ma assolutamente logico per la Natura.
L'allevamento stesso è qualcosa di assolutamente naturale, o almeno lo è stato primo dell'avvento dell'industrializzazione. Ma questo è un altro discorso che porterebbe a un lungo trattato sulle "sottigliezze socio-culturali" dell'allevamento-caccia...
In definitiva, tornando al romanzo, il libro di Michael Pollan è un libro "intelligente", ben curato e ben organizzato. Sono presenti piccoli specchietti di approfondimento, immagini e grafici per permettere al giovane lettore di ampliare le sue conoscenze e di spaziare senza mai perdere il fulcro generale del libro. Il libro è talmente ricco di spunti di riflessioni che è impossibile, ovviamente, essere d'accordo con tutti o viceversa di contrastarli tutti. E' un'analisi complessa e completa di un problema dalle mille sfaccettature che sta diventando sempre più importante e discusso, soprattutto a seguito dei vari scandali alimentali che stiamo affrontando da una decina di anni a questa parte.