Il Suono Sacro di Arjiam è a tutti gli effetti il miglior fantasy classico che io abbia letto negli ultimi mesi. Non parliamo di Urban fantasy, vampiri o licantropi ma, bensì, di un fantasy classico dalle connotazioni epiche che non può far a meno di catturare, grazie alla sua assoluta originalità, con dolcezza gli amanti del genere.
Nonostante le sue, quasi, 700 pagine questo romanzo non risulta assolutamente pesante e scivola via con facilità grazie all’incredibile bravura della Lojarro che crea di sana pianta un universo fantastico e curato nei minimi particolari. Lotta fra Bene e Male? Forse… ma nel melodico mondo di Arjiam vedremo contrapposti l’Armonia e la Malia che si controbilanciano per garantire il mantenimento della pace minacciata da Mazdraan. Ed è infatti il Suono il centro nevralgico di questo universo creato dalla Lojarro.
I protagonisti, fin dal primo capitolo, ci appaiono affascinanti, ben caratterizzati e complessi. Perfettamente “umani”, quindi. Nessuno di loro è piatto o costruito (nel senso negativo del termine) al punto da essere prevedibile. Il vecchio Magh, Fahryon e il Cavaliere Uszrany ci vengono presentati nei primi capitoli e in poche e semplici “note”, come oserei definire lo stile di questa autrice, riusciamo subito a conoscerli e apprezzarli. Nessuno di loro è una semplice “macchietta” posta per introdurre il romanzo, tutti hanno un “peso” e la giusta importanza. Perfino la stessa Xhanys, che conosciamo e salutiamo del giro di qualche pagina ci colpisce e facciamo nostra la sua inquietudine. Perfino Mazdraam, il cattivo, è assolutamente ammaliante!
Lo stile narrativo dell’autrice è molto elegante, lineare, preciso e coinvolgente. Benché non siano presenti grandi “guerre” durante tutto il viaggio dei protagonisti nel mondo di Arjiam, Daniela Lojarro riesce comunque a coinvolgere il lettore con una facilità incredibile. I dialoghi sono essenziali, ironici, brillanti e interessanti al punto che le la trama scivola via, verso l’epilogo, con una facilità disarmante. Le tematiche affrontante sono molteplici ma, soprattutto, è ammirevole il coinvolgimento dei vecchi insegnamenti, dell’importanza dell’armonia interiore ed esteriore, dell’equilibrio del Tutto e dell’importanza del “Canto”. Nel passato, per moltissime culture, il Canto era il mezzo di comunicazione con il Dio, l’Eterno, la Natura… Insomma, l’idea di usare il “Canto”, come strumento di canalizzazione del potere di preveggenza e risanamento del corpo come dell’anima, è stata veramente un tocco di classe.
Senza contare che dobbiamo ricordare che l’autrice non ha fatto altro che “mostrarci”, in grande, le sue capacità canore e l’importanza che assume il canto ai suoi occhi.
Apprezzatissimo il piccolo glossario finale che aiuta il lettore a orientarsi fra i nomi ed i posti nei primi capitoli ma che, dopo un po’, diventa assolutamente superfluo dato che i nomi usati dall’autrice sono molto orecchiabili e si memirizzano facilmente. In definitivamente un’altro punto in favole della Lojarro.
Un romanzo d’esordio veramente meritevole. Ecco qual’è il rischio di rivolgersi solamente ai soliti nomi (o ai Grandi nomi)… Si rischia di perdere della perle di vale come questo romanzo!
Assolutamente consigliato.